Cardioversione elettrica sincronizzata

La Cardioversione elettrica Sincronizzata: cos’è e quando si utilizza

La cardioversione sincronizzata è la procedura mediante la quale viene erogato uno shock elettrico sincronizzato con l’attività elettrica cardiaca, per trattare tachiaritmie con polso, con l’obiettivo di ripristinare il ritmo sinusale.

Medici e infermieri che operano in emergenza devono padroneggiare questa tecnica.

Indicazioni secondo le linee guida AHA 2025

Le principali indicazioni per l’utilizzo della cardioversione elettrica, includono:

  • tachicardia a complessi stretti o larghi emodinamicamente instabile  indicazione a scaricare a partire da 100 J)
  • tachicardia a complessi  larghi emodinamicamente stabile quando le manovre vagali e la terapia risultano inefficiaci (indicazione a scaricare a partire da 100 J)
  • Flutter atriale (indicazione a scaricare a partire da 200 J)
  • Fibrillazione atriale con risposta ventricolare rapida (indicazione a scaricare a partire da 200 J)

Come Eseguire la Cardioversione elettrica Sincronizzata

Meccanismo di Azione

La cardioversione sincronizzata invia un impulso elettrico sincronizzato con il complesso QRS del paziente, permettendo di interrompere il circuito di rientro responsabile della tachiaritmia e ristabilire un ritmo sinusale normale. Questo approccio minimizza il rischio di indurre fibrillazione ventricolare.

Sicurezza del Paziente

Eseguire la cardioversione elettrica sincronizzata garantisce che lo shock non venga somministrato durante la fase vulnerabile del ciclo cardiaco (onda T), riducendo significativamente il rischio di aritmie potenzialmente letali. La scarica viene erogata sul picco dell’onda R del ciclo cardiaco.

Preparazione 

Defibrillatore/Monitor: Assicurarsi che il dispositivo sia in modalità sincronizzata.
Elettrodi: Posizionare correttamente gli elettrodi sul torace del paziente.
Sedazione: Somministrare i farmaci sedativi appropriati.
Intubazione e aspirazione: Predisporre il necessario per un’eventuale intubazione ed aspirazione del paziente.

Sedazione e Comfort del Paziente

La sedazione del paziente è un elemento cruciale nella preparazione alla cardioversione sincronizzata, specialmente in situazioni non emergenti. Sebbene la scarica elettrica sia rapida, può essere dolorosa e traumatica per il paziente. I farmaci più utilizzati per la sedazione durante la cardioversione includono:

Midazolam o Propofol: per un’azione rapida e breve.
Fentanil:per un effetto analgesico aggiuntivo.
E’ fondamentale monitorare continuamente la funzione respiratoria e l’ossigenazione del paziente durante la sedazione, poiché questi farmaci possono causare depressione respiratoria. In alcune situazioni, soprattutto nei pazienti con insufficienza respiratoria preesistente, può essere necessaria una ventilazione assistita o l’intubazione tracheale prima della procedura.

Procedura

  • Attivazione della Modalità Sincronizzata: Selezionare la modalità sincronizzata sul defibrillatore.
  • Verificare che l’onda R sia correttamente identificata dal dispositivo.
  • Selezione dell’Energia: Impostare il livello di energia in joule appropriato.
  • Erogazione dello Shock: Assicurarsi che tutti siano a distanza di sicurezza  e premere il pulsante di erogazione dello shock.
  • Monitoraggio Post-Shock: Controllare il ritmo cardiaco e i segni vitali del paziente. Ripetere la procedura se necessario, aumentando eventualmente i Joule di scarica.

Rischi e Complicazioni

Sebbene la cardioversione elettrica sincronizzata sia generalmente sicura, esistono rischi e complicazioni potenziali che devono essere considerati e gestiti attentamente. Tra questi:

  • Embolizzazione sistemica: Nei pazienti con fibrillazione atriale di lunga durata (>48 ore) o sconosciuta, esiste un rischio significativo di tromboembolismo, specialmente se non è stato eseguito un adeguato trattamento anticoagulante. Le linee guida raccomandano di anticoagulare i pazienti per almeno 3 settimane prima della cardioversione o di eseguire un ecocardiogramma transesofageo (TEE) per escludere la presenza di trombi.
  • Recidiva dell’aritmia: Alcuni pazienti possono presentare recidiva della tachiaritmia dopo la cardioversione, rendendo necessario un ulteriore trattamento con farmaci antiaritmici o una seconda cardioversione.
  • Bradicardia post-shock: Alcuni pazienti possono sviluppare bradicardia dopo lo shock, specialmente se la tachiaritmia era sostenuta da un’attività automatica accelerat
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